03/04/2012
AA.VV., Nuova Oggettività, Roma, Heliopolis, 2011, € 25,00
AA.VV., Nuova Oggettività, Roma, Heliopolis, 2011, € 25,00
*recensione da Spigoli&Culture magazine on line *24 11 2011:
http://spigolature.net/joomla/index.php?option=com_content&view=article&id=1978:aavv-nuova-oggettivita-2011&catid=243:sulla-scrivania&Itemid=53
Da anni, trasversalmente, in Italia si parla di superamento del manicheismo ideologico, politico e culturale, del novecento: persino il giovane Eco, nei lontani anni 60, con Apocalittici e Integrati tacitamente suggeriva già qualcosa del genere, al di là poi della sua prassi stessa soggettiva. Lo stesso Pasolini resta celebre anche per una difesa delle forze dell’ordine clamorosa e scandalosa in pieno 68..... Più recentemente Massimo Cacciari, con diverse particolari attenzioni a Pound, Gentile e anche a certa pulsione cosiddetta padana e del Nord (ma ricordava anche semplicemente il miglior Gramsci, quando raccomandava al Partito di ascoltare sempre le parole nuove e i bisogni del popolo, al di là dei "dogmi" anche intellettuali): con esiti anche soggettivi d’isolamento ben noti.
Finora, invero, mentre nel resto d’Europa e d’Occidente, gli elettori in fondo alternano a seconda dei programmi e delle fasi contingenti storiche, destra o sinistra, oppure gli stessi liberi pensatori cosiddetti interagiscono eccome oltre eventuali opzioni trasparenti soggettive, in Italia siamo ancora a livello di narrazioni e chiacchiere, soprattutto.
Per certuni Topolino resta ancora di destra e i Bassotti sono precursori dei Centri Sociali....
Va da sé, Internet, effetto web, ha un poco relativizzato e disinnescato tale andazzo italiano, lasciando intravedere finalmente, a livello metapolitico e culturale, certa autonomia dall’ideologia, certe interfaccia: non a caso anche la crisi della politica in Italia e la diffusione di certa antipolitica e antipartitocrazia sono segnali non negativi in tal senso.
Ma ancora siamo alla fase nascente.
Recentemente, due nuovi segni forse indicano nuove rotte destinate prima o poi a mutare certo stile o non stile ancora poco aperto e al passo con la complessità del computermondo attuale, anche in Italia, che domanda appunto opere e neuroni aperte per qualche decifrazione decente della mappa globale culturale e finanche della conoscenza in sé.
Entrambe, attraversano criticamente il postmoderno, non per esorcizzarlo, ma superarlo: da un bordo, quello cosiddetto progressista è in atto un dibattito lanciato dagli stessi. Ferraris, Eco e altri area Alfabeta e affini. Gli stessi Vattimo e ...l’artista postmodern simbolo italiano Maurizio Cattelan, dialetticamente e polemicamente intervenuti.
Già annunciato un grande evento in merito a Bonn per i prossimi mesi, quindi di valenza europea significativa.
Da un altra angolazione, con una intenzionale più accentuata trasversalità, tra certa matrice dell’area romana soprattutto prossima sia a certa “Nouvelle Droite” del secondo novecento, da A. de Benoist a G. Faye sia a certo postmoderno filosofico neonietzchiano, destrutturalista (Baudrillard, Delouze) o persino quasi neopagano (lo stesso Hillman per certa mitopsicologia e ritorno del fare anima…) e, nella medesima progettualità, input autori di provenienza libertaria e tecnoanarchica, futuristica, radicale.
Ci riferiamo nello specifico al libro Manifesto Nuova Oggettività... (Heliopolis, 2011), appena edito, a cura di nomi noti (area “La Sapienza” della capitale eccetera) quali Giovanni Sessa, Gianfranco Lami, gli stessi Sandro Giovannini, scrittore d’avanguardia e curatore della rivista Letteratura-Tradizione (ma non c’è nel contesto alcun... ossimoro!) Stefano Vaj, addirittura filosofo postumanista e futuribile e Claudio Bonvecchio. Libro Manifesto in prima presentazione a Roma, il 21 12 2011 presso Accademia della Romania.
Volume che include, operazione inedita quasi per eclettismo e ampiezza, oltre 90 autori, filosofi, sociologi, scrittori (e oltre un centinaio di aderenti-): tutti contributi mirati in sottomenu specifici, geofilosofia, comunicazione, estetica, metapolitica eccetera, con un sistema operativo deliberato, oltre il postmoderno, per una Nuova Oggettività appunto, alternativa-pur ovviamente- dialettica- al New Realismo stesso nascente, quest’ultimo pare prossimo a certa eco-estetica o vettore (come dice la parola) realismo nuovo alla luce e anche come antivirus… della mutazione informatica e virtuale contemporanea. Nuova Oggettività (il logo stesso evocante in senso quasi trasmutato peraltro certa Europa geoculturale e mitico/scientifica in certo senso di certa stagione del Novecento) invece si propone come antagonismo ciber/controculturale basato più su certa tradizione ideale e postromantica, archetipicale, quasi neopresocratica, Estetica.. proiettata dinamicamente e prometeicamente nelle nuove utopie o atopie futuribili frutto della stessa tecnoscienza contemporanea.
Certo Evola miconosciuto, è sullo sfondo, anche quello dadaista, come - non un mero witz - certo futurismo, ma pure tutta quella strana schiera di eretici culturali del Novecento, culturalmente e politicamente scorretti, quali gli stessi Jung, Heidegger, Marinetti, Cioran, Colli, Caraco, fino figure meno celebri quali Emo (Giovannini)... e così via. E... Zarathustra come software che gira e danza... ("Nel Duemila sarò compreso"...).
Nel neomovimento si punta a una quasi tecnosintesi dei diversi linguaggi estremi del Novecento, pur con -come detto- gestalt sfondi anche delle radici greco-romane dell’Europa, tra futuro anteriore e futuro postumano, tra Tradizione e Futurismo in senso socioculturale. Non a caso nel volume sono coinvolti anche i promotori del nuovo futurismo contemporaneo, i vari Graziano Cecchini, Riccardo Campa, Antonio Saccoccio e chi scrive, Roberto Guerra, con specifici contributi.
Impossibile recensire ad personam un volume così ricco di suggestioni, vera e propria opera aperta, persino programmaticamente contraddittoria... Se non risottolineare soprattutto il leitmotiv squisitamente europeo neopagano e estetico metapolitico quasi dei curatori, Giovannini anche con un inserto In/Folio cosiddetto, esperimento molto ammaliante di poetica visiva. A memoria e pur puro indizio intrigante, a parte l’altro bonus di musica urfuturista e contemporanea del Maestro Mariani, da sottolineare l’analisi postmoderna molto persuasiva di Miro Renzaglia, animatore anche del Fondo Magazine on line. E quella estetica dello scrittore e performer Vitaldo Conte, un postmoderno al quadrato, estremo critico e smodato. Per la cronaca, il libro manifesto registra anche contributi di altri scrittori ferraresi, in particolare Giovanni Tuzet (Docente alla Bocconi di Milano e redattore della rivista bolognese Argo) con una istigazione letteraria di cifra postavanguardistica, sulla scia aggiornata delle neovanguardie letterarie: oltre agli stessi Riccardo Roversi, Zairo Ferrante, Gaia Conventi, Maurizio Ganzaroli e Sylvia Forty, tra interventi letterari esplorativi o produttivi o disincantati contemporanei.
19:38 Scritto da: zairo-ferrante in RECENSIONI LIBRI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nuova oggettivià autori, heliopolis, recensione, ferraresi, dinanimismo | OKNOtizie |
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Futurismo per la Nuova Oggettività?
***un capitolo e una intervista a Sandro Giovannini - dedicati al progetto Nuova Oggettività nel nuovo libro di Guerra, per la prestigiosa Armando di Roma
Roberto Guerra Futurismo per la Nuova Umanità. Dopo Marinetti: arte-società tecnologia- (Arrmando editore, 2011).
http://www.armando.it/schedalibro/22155/Futurismo-per-la-nuova-umanit-
La storia del futurismo post 1944, dopo la scomparsa di Marinetti, fino ad oggi e in progress: l’autore di questo volume, con originale prospettiva letteraria e particolare rigore empirico, fornisce delle interessanti argomentazioni sulla più grande avanguardia italiana Una revisione sull’essenza tecnologica e futurologica del Futurismo storico, guardando agli studi di sociologi e futuribili quali McLuhan e De Kerckhove, e alle osservazioni sulla dis-continuità aggiornata del Futurismo nel secondo Novecento e inizio Duemila.
Nello specifico, da segnalare, anche - significativo- un capitolo e una intervista dedicati dall'autore al progetto Nuova Oggettività, concretizzato con il volume omonimo «Libro Manifesto «Per una Nuova Oggettività. Partecipazione, Popolo, Destino» (Heliopolis 2011), a cura di Sandro Giovannini, Giovanni Sessa, Stefano Vaj, Gianfranco Lami e Claudio Bonvecchio. Menu... nel volume evidenziato come nascente, in Italia, nuovo antagonismo futuristico sociale, a livello culturale e metapolitico, di matrice neoideale postumanistico, salutare per nuove visioni globali al di là del novecento ideolgico- e di forte valenza estetica.
Nel capitolo Urfuturisti, Guerra colloca il progetto Nuova Oggettività nel divenire storico e quasi cronaca della fine (almeno potenziale) in Italia del discorso ideologico di matrice gramsciana e quell'area dominante in Italia, nel bene e nel male, in tutto il secondo novecento. Filtro ideologico e culturale che ha anche sottovalutato (se non esorcizzato) il futurismo stesso, finalmente revisonato criticamente da storici quali in Italia Renzo De Felice e Emidio Gentile (oltre all'azione più settoriale e visibile di critici e storici dell'arte -trasversali- quali Luigi Tallarico, Claudia Salaris, Francesco Grisi, gli stessi più «recenti» neofuturisti Enzo Benedetto, Riccardo Campa, Stefano Vaj, Giovanni Tuzet, Antnio Saccoccio, Vitaldo Conte, Guerra stesso, oltre ad un «insospettabile» quale Franco Berardi- detto Bifo.
Nell'intervista a Sandro Giovannini, il focus è più mirato sia sullo sfondo metapolitico e metaculturale del progetto Nuova Oggettività, sia sulla logica del senso di tale operazione culturale nel divenire presentista e futuribile.
Di seguito- dal volume - i due contributi:
Urfuturisti: La guerra fredda è finita a livello macropolitico, ma per il futurismo, nella cultura italiana ancora no. Da Argan a certe periferie presunte città d'arte, l'esorcismo sulla ben nota equazione futurismo=fascismo, continua eccome. Nonostante anche il centenario: nonostante revisioni critiche di autorevoli storici o ricercatori provenienti dal fronte progressista, da Claudia Salaris a Alberto Bertoni a Fausto Curi, dagli stessi Campa e Guerra (oltre a Vaj), persino da Franco Berardi Bifo e lo storico Gentile (quello contemporaneo). Nonostante proprio quest'ultimo, rilanciando anche figure quali Nolte e De Felice, abbia dimostrato certo fascismo culturale non soltanto – come secondo certa vulgata antifascista – mera ideologia antidemocratica, ma modernismo incompiuto italiano.
In tal senso, certa interfaccia futurismo storico e fascismo, alla luce di certa nuova evidenziata complessità del fenomeno, al contrario assume oggi, in una scientifica danza critica non ad una dimensione, ma plurale, persino valore propulsivo.
In tale bordo, genericamente cosiddetto urfuturista, si segnalano alcuni link contemporanei, pur di diversa persuasione culturale, soprattutto dell'area romana della capitale: dal noto giornalista e scrittore Adriano Scianca (anche in AA.VV. Divenire 3 Futurismo) , agli stessi Vitaldo Conte, E. Sylos Labini, curatori di diverse iniziative dedicate al futurismo, lo stesso Mario Bernardi Guardi.
Conte in particolare con un pertubante «Pulsional Gender Art".
Di rilievo, almeno storico, alcuni pur controversi (ma non censurabili) manifesti recenti . Turbodinamismo ed EstremoCentroAlto di “Casa Pound”, rilanciati anche dai Media (“Il Giornale”...), salto interessante, al di là del novecento, della destra e della sinistra, verso orizzonti pluridimensionali”. Non ultimo, anzi, proprio in tale nuova parola anti-ideologica della storia, le rotte più colte e sperimentali, il “Fondo Magazine”, tra più attive (ma ancora ambigua) riviste on line italiane, a cura di Miro Renzaglia (tra i collaboratori, un certo Antonio Pennacchi). Infine, da segnalare anche l'artista Filippo Rossi, promotore purtroppo anche del giornale on line (mediocre e fuoviante) “Il Futurista” e il futurismo arabeggiante di Leonardo Clerici, nipote di Marinetti, controversi (per motivi diversi) ma storicamente, soprattutto il secondo, non esorcizzabili.
Un volo neoumanistico e neoideale, aperto alla complessità stessa e multicolore del computermondo.
Soprattutto il libro manifesto Nuova Oggettività (2011), a cura di Sandro Giovannini, Giovanni Sessa e altri.
(dall'appendice: Verso l'Uomo 2.0, interviste dell'autore...)
SANDRO GIOVANNINI: il Sole doppio dell' avvenire
*Scrittore, poeta totale (concreto, visivo), curatore di riviste letterarie (“Letteratura e Tradizione”, Heliopolis) e del progetto Libro Manifesto “Nuova Oggettvità”, 2011: tra le sue pubblicazioni, “L’armonioso fine”, critica letteraria e di costume, 2005, “Poesie complete” (1960-2006,) 2007.
D - Giovannini: futuro e tradizione, binomio impossibile?
R - Fin da ragazzo, quando lessi De Santillana, od i Presocratici, o mi trovai a confronto con i problemi della paleolinguistica, mi resi conto che il racconto sul passato presentava troppe semplificazioni, lacune od insondabili voragini, rispetto a concetti fondamentali come quelli della complessità originaria. E, di fronte, anche gli studi della fisica del novecento sono andati nella direzione di confermare questa mia disposizione concettuale, per cui oggi sono sempre più convinto che futuro e passato, nella dialettica continua di innovazione e tradizione, vivono inestricabilmente e produttivamente insD ediati nel presente.
D - Filosofia o Sofia o Antifilosofia nei tempi postumani.
R - Tra i miei maestri c’è stato anche un vero umanista come Vittorio Vettori. Pur nella diversità insopprimibile delle qualificazioni personali, penso che tempi autenticamente post-umani, al di là delle facili periodizzazioni ad uso funzionale, non vi saranno mai, perché l’uomo è sempre diverso e sempre uguale a se medesimo. Tutto è equilibrio di conoscenza strumentale-concettuale e di autoformazione dello spirito, ove persino l’antagonismo vero, quello che produce il nuovo reale, deve avere rispetto di tutte le poste in gioco. Postura spirituale, conoscenza strumentale, coraggio civile. Due filosofi (tra i tanti) per i tempi ultimi: Emo, Noica...
D - Tempi postdemocratici inevitabili nella crisi globale contemporanea?
R - Siamo indiscutibilmente di fronte ad una svolta epocale. I tempi e le modalità non ci possono essere chiaramente svelati, perché comunque le dinamiche sono estremamente complesse, ma è chiaro che le favolette declamatorie – di tutti i tipi – sono alla fine. Resta l’immane carico della pesanteur che agirà sempre, comunque e dovunque, ma le menti più autenticamente illuminate cercano disperatamente di sottrarsi a questa condanna perenne creando nuove ipotesi di lavoro basate sul rispetto delle esperienze storiche (molte se non tutte) e desiderio dell’innovazione creatrice. Un segnacolo fondamentale comunque è uscire dal discorso corretto, non per voraginose velleità, ma per sfuggire alla distruzione della ragione. Libertà autoresponsabile e non eterodiretta.
D - L'intellighenzia italiana, attardata e ancora ideologica?
R - Possiamo constatare che agli alti livelli ormai vi è una koinè ben più consapevolmente unitaria di quanto spesso si reputi o si voglia far apparire. Ma spesso manca il coraggio ed impera ancora la paura di perdere i privilegi acquisiti. A livello invece della cultura giornalistica o medio bassa, ovvero del 90% di quella visibile e veicolata dai principali media, si affermano ancora rozzamente stilemi reciproci d’esclusione violenta e di categorizzazioni pervicacemente sedimentate sul potere massivo, incapaci però ormai di dare profonda contezza di sé... ma i tempi cambiano anche se tutto dipende, come sempre, dalla nostra disposizione autenticamente attivista ed efficacemente performativa. Comunque l’idea, rara, va salvaguardata, mentre la strutturazione dialettica per il potere segue (ha seguito sempre) ben altre logiche. L'idea nobile e rara, per esempio, è alla base del mio (e di altri 90 autori italiani) libro-manifesto Nuova Oggettività.
Infine, il libro-manifesto è segnalato anche nella bibliografia del volume di Guerra; si veda anche la stessa recensione del 7 marzo scorso dal quotidiano Rinascita (con puntuale citazione sul libr manifesto stesso).
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=13639
19:33 Scritto da: zairo-ferrante in RECENSIONI LIBRI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: roberto guerra, armando editore, futurismo, recensione, dinanimismo | OKNOtizie |
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28/03/2012
Vittorio Sgarbi "Piene di Grazia..." (Bompiani) * recensione di Roby Guerra da Asino Rosso.
VITTORIOSGARBI la critica come volontà di bellezza
Secondo Oscar Wilde (“IlCritico come Artista”), il vero critico è un artista, un poeta. In Italia (e non solo) nessuno come Vittorio Sgarbi, forse ma strumentalmente più celebre come polemista e dandy moderno, incarna questa rara e nobile arte-vita.
Nei suoi libri d'arte, Sgarbi, con incredibile e rarissima quasi fotosintesi.., mixa scienza della critica e poesia pura, archetipale ma dinamica: “una cosa bella è una gioia per sempre” disse il grande poeta romantico John Keats, così la parola di Sgarbi come artista della critica.
Controcorrente, Sgarbi, come sempre: gioia e passione, scintillano nella numerose esplorazioni estetiche: mai solo critica colta ed elevata al quadrato, quasi minuetti alla Mozart, per certa sublime leggerezza (e raracomunicazione) espressiva e profonda superficie psicologica eanalitica-sintetica.
Vera e propria arte-terapia contro certa estetica e addetti ai lavori, spesso autisticamente quasi, criptici e morbosamente preda del dolore e della sofferenza incoronati essenza del fare bellezza, con focus a una dimensione, più pertinenti alla psicologia, semmai.
Malinconia e disperazione, il tragico della vita umana, naturalmente attraversa la dimensione umana, dell'artista forse in particolare: ma logica del senso dell'arte stessa è trasformare le lacrime in meraviglia, come fa Sgarbi... CONTINUA SU: http://lasinorosso.myblog.it/archive/2012/03/28/vittorio-sgarbi-piene-di-grazia-bompiani-recensione-di-roby.html
*LIBRO "PIENA DI GRAZIA": http://bompiani.rcslibri.corriere.it/libro/6819_piene_di_grazia_sgarbi.html
20:29 Scritto da: zairo-ferrante in RECENSIONI LIBRI | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: piena di grazia, sgarbi, recensione, roberto guerra, ferrara, dinanimismo, asino rosso | OKNOtizie |
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